Giovanardi soddisfatto! E la cannabis rimane tra le droghe leggere

Giovanardi vs cannabisIl Decreto Lorenzin è stato approvato al Senato tramite voto di fiducia posto dal governo: 155 voti a favore, 105 i contrari, tra cui il M5S; nessun astenuto. Il governo, PD e NCD, motivando la decisione con la necessità di evitare la scadenza del decreto stesso ha, di fatto, spinto perché non fossero esaminati gli emendamenti proposti.

Le note sostanziali riguardano la Cannabis, che rimane in tabella II, e la riduzione delle pene riguardanti il piccolo spaccio, comma 5 dell’articolo 73, che da 2 a 6 anni della Fini-Giovanardi sono scese, col Decreto Cancellieri, a 1 e 5 anni, e sono ora fissate da un minimo di 6 mesi a un massimo di 4 anni. E’ stato risparmiato, di fatto, il carcere a chi è incensurato, ma non è stata introdotta una distinzione penale tra droghe leggere e pesanti, lasciando al giudice l’onere di tale decisione; fatto che da più parti è visto quale elemento destinato ad appesantire la complessità del procedimento.

Respinti tutti gli emendamenti migliorativi presentati da M5S e Sel che avevano proposto la depenalizzazione della coltivazione di qualche pianta di cannabis per uso personale, e una reale riduzione delle pene per i reati di lieve entità collegati alle droghe leggere.
Nonostante il fallito tentativo di reintrodurre la norma cancellata dalla Consulta attraverso l’emendamento presentato dalla deputata Bianconi alle commissioni del Senato, Giovanardi e il centro-destra si mostrano soddisfatti del risultato conseguito.

Si chiude così, al momento, l’ennesima farsa in materia di discussione e modifica della legge sulle droghe: una battaglia ideologica contro la cannabis condotta dalla destra,  che seppur fallita, non ha portato a un miglioramento significativo del trattamento riservato alle persone che usano sostanze. A cominciare dal fatto che non si è affrontato il nodo centrale della non punibilità e non sanzionabilità dell’uso personale oltre che un approccio ai reati di piccolo spaccio che partono dall’ovvio riconoscimento di tale attività quale diretta conseguenza delle politiche proibizioniste e che coinvolge, nella maggioranza dei casi, persone che fanno uso di sostanze e non dei narcotrafficanti criminali.

Accanto, non va dimenticato come migliaia di persone condannate ingiustamente da una legge dichiarata incostituzionale, non hanno ancora ottenuto una conversione della pena e, in ogni caso, l’uscita dal carcere. Posizioni, queste, che mostrano una netta prevaricazione d’interessi politici (ed economici) sui diritti fondamentali.

Una battaglia, quella del riconoscimento dei diritti delle persone che usano sostanze, fondamentale nel conseguire politiche giuste ed efficaci in materia di droghe. Uno scontro cui si oppongono decisioni pragmatiche nel resto d’Europa e nel mondo e che – recentemente – vede sostituire il paradigma proibizionista verso soluzioni atte a regolamentarne produzione e distribuzione, nel caso della cannabis, o orientate a politiche evidence-based e di promozione della salute, come la riduzione del danno, per le sostanze in genere.

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