Giovanardi perde un’altra occasione di stare zitto

giovanardiLa Corte europea dei diritti umani ha emesso una condanna contro lo Stato italiano che deve risarcire, con una ammenda di 100.000 euro complessive, sette detenuti delle carceri di Pavia e Busto Arsizio e provvedere entro un anno al sovraffollamento carcerario. L’Italia si trova a fronteggiare una possibile pioggia di richieste di indennizzo a favore della maggioranza dei detenuti ristretti nelle patrie galere; al momento sono già 550 i ricorsi di altrettanti reclusi . Le parole con le quali la corte si è pronunciata non lasciano adito a dubbi sulla valenza delle carceri: l’Italia viola i diritti dei detenuti tenendoli in celle dove hanno a disposizione meno di 3 metri quadrati mettendo in atto un trattamento inumano e degradante. Il problema del sovraffollamento carcerario è una costante da diversi anni e parte da lontano. Come una costante risulta essere la quota di persone ristrette per violazione della legge sugli stupefacenti. Ad oggi, dopo che tale percentuale ha subito un netto incremento in conseguenza dell’approvazione della Fini-Giovanardi, certamente unita alla cosiddetta ex-Cirielli (la norma che non concede attenuanti nel caso di recidive), il suo valore si aggira intorno al 50% di cui la metà delle persone presenta problemi di dipendenza.

Grafico carcerati 2Il grafico non lascia spazio a dubbi, dall’approvazione della Fini-Giovanardi gli ingressi in carcere sono aumentati  oltre la soglia del 2005 in soli tre anni e mezzo. Per rendersi conto di quanto incide tale legge sulla popolazione carceraria basta rifarsi ai dati, ormai vecchi di un anno, presentati nel Terzo Libro Bianco, il rapporto curato dalle associazioni Antigone, Forum Droghe, Cnca e  Società della Ragione: “In soli cinque anni raddoppiata la presenza in carcere per violazione della normativa sugli stupefacenti: da 15 mila a 28 mila”. E’ da supporre che oggi siano molti di più.

Il diretto responsabile di questo scempio, nonché fautore delle ridicole politiche antidroga italiane, efficaci solo nei confronti dei consumatori, in particolare di cannabis così come per quelli problematici, non potendo smentire i dati addossa la colpa delle persone in carcere al governo, “dimenticando”, opportunamente, di esserne stato parte sino a pochissimo tempo addietro.  Non solo si lancia nel consigliare quale soluzione al problema lo stanziamento di fondi alle comunità, cosicché chi presentasse problemi di dipendenza possa finalmente curarsi, “dimenticando” una seconda volta che proprio il fratello possiede cospicui interessi in tale settore, ma indicando una soluzione altra rispetto al carcere, posto che potrebbe non essere nemmeno quella giusta né l’unica, implicitamente riconosce che quella attuata è certamente sbagliata.

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